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LE BARRIERE CI SONO ANCHE A CAPOLIVERI! E sono le più crudeli. Quali e quanti luoghi sono ancora interdetti ai non deambulanti?

Luglio 7, 2009

ornella.vai@alice.it – Sento la necessità di informare i capoliveresi ed i turisti su quanto mi è successo la scorsa sera in Piazza Matteotti, a Capoliveri. Sono portatrice di handicap con invalidità riconosciuta al 100%. In quanto tale godo della facoltà di poter transitare e sostare nelle zone a traffico limitato ed anche in quelle pedonali, ove sia concesso l’accesso seppure anche ai soli mezzi di soccorso. Purtroppo ho avuto la necessità di esercitare tale diritto nelle piazze dei centri storici delle maggiori città italiane, senza avere problemi. Ieri sera, dovendomi recare a cena in un ristorante di Capoliveri, ho parcheggiato l’auto in Piazza Matteotti e, mentre ero seduta al tavolo un agente della polizia municipale di Capoliveri, invero in modo molto gentile, mi ha invitato a togliere la macchina perché un’ordinanza del Sindaco Barbetti ha chiuso la piazza al traffico senza eccezioni neanche per i disabili. Ho invitato la signorina ad elevarmi il verbale (…) Ora, poiché come ho avuto modo di dire più volte, se non facciamo valere noi i nostri diritti, non c’è nessun altro che lo faccia per noi, rivolgo un invito a tutti i portatori di handicap presenti all’Elba in questo periodo a non venire a Capoliveri, dove non esiste sensibilità e rispetto per la nostra situazione. Un ultima precisazione (…) Dott. Barbetti, ma non avevi promesso di essere il sindaco di tutti e che la tua azione amministrativa sarebbe stata all’insegna dell’imparzialità? Questo l’hai promesso neanche un mese fa. Io non ci ho creduto, ma se a chiedertene conto fosse qualcuno di quelli che ti hanno dato il voto, cosa risponderesti? Ornella Vai

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In arrivo le elezioni comunali all’Elba

Maggio 10, 2009

Oggi si sono conclusi i giochi per le candidature. Meno di un mese per raccogliere il massimo dei voti e poi, per i vincitori, inizierà l’epoca del govertno della città.
All’Isola dElba il centro destra, o almeno quei personaggi “politici” che si dicono appartenenti all’area cdel centro-destra, non sono riusciti a fare, a Portoferraio ed a Campo nell’Elba, una lista unica. Unici casi a Marciana e Capoliveri.

Analizziamo con calma i motivi che hanno indotto queste spaccature che lasceranno il segno non solo per questa tornata elettorale, ma credo anche per gli anni successivi.
Quello che non hanno, o forse non hanno voluto, capire i dirigenti regionali del Popolo delle Libertà che i politici elbani, ai quali hanno affidato incarichi comunali o candidature di prestigio, hanno proseguito con lo stesso metodo utilizzato negli anni ‘80, quando c’era la DC, il PSI, il PLI, PRI, il PSDI. Ovvero il pentapartito.
I mancati accordi di allora, sono i mancato accordi di oggi.

Provenzali “trombato” alla carica di Presidente della Camera di Commercio di Livorno, quando a Roma già tutti lo chiamavano, in Piazza Colonna, al Pantheon o al ristorante “Da Fortunato”, presidente.
“trombato” da Angelo Mancusi e dai suoi sostenitori elbani. Era sponsorizzato da Forlani, ma non ce la fece.
E le lotte nel cercare le preferenze per le elezioni alla Camera dei Deputati per i vari Lucchesi, Danesi, Angelini, Biasci, Bambi, Merli hanno prodotto spaccature che sono proseguite sino ad oggi.
Lanera segretario della sezione DC di Carpani era in contrasto con la sezione Centro, il PSI che si alleava a Portoferraio con la DC e a Rio Marina con il PCI.

Ecco…..poi con l’arrivo di Forza Italia e di Alleanza Nazionale per i “politici di razza elbani” qualche momento di indecisione, di dubbi, di confusione, prima di capire da che parte tirava il vento e subito alla carica delle poltrone e degli incarichi.

I dirigenti regionali di questi partiti, che a loro volta provenivano dalle medesime esperienze, affidavano all’Elba con maestria incarichi ai politici in funzione del loro passato e non in relazione alle idee o alla capacità di farsi interprete dei bisogni della gente.

Dividevano i partiti in comitati comunali, invece di creare un solo comitato intercomunale snello, dinamico e portavoce dell’Elba tutta. Sulle ali della protesta contro l’istituzione dell’Ente Parco sarebbe stato un successo. Invece ci furono sconfitte cocenti.
Poi 5 anni dopo venne il periodo del riscatto (seconda candidatura di Ageno) a risollevare il morale. Sappiamo tutti come andò a finire.
Tra quattro settimane sapremo chi governerà a Portoferraio, Campo nell’Elba, Capoliveri, Marciana, Rio nell’Elba.

Poi se è vero che la forma è sostanza, perchè a Campo nell’Elba e a Capoliveri la lista del Popolo della Libertà non utilizza il logo ufficiale? Se non sbaglio a Montecatini a metà aprile c’è stata l’investitura ufficiale. Perchè solo a Portoferraio viene utilizzato il giusto logo?
E se tutto quello che ho scritto non è la sola verità.
E se ci fosse un’altra “cosa” che non ha niente a che vedere con il centro-destra elbano, che anzi ne è la vittima?

E se ci fosse in atto un derby tutto “massonico” ovvero una partita a tutto campo tra la loggia che ha come riferimento Palazzo Giustiniani e quella che segue Piazza del Gesù?
Da profano non posso sapere nulla, ma a pensar male………

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Trasformazione da parte di unicoop tirreno

Gennaio 16, 2008

La profonda trasformazione che ha fatto registrare Unicoop Tirreno da quando fu costituita a Piombino nel febbraio del 1945, come Cooperativa Popolare di Consumo “La Proletaria”, consente alcune riflessioni sulle conseguenze che tale mutamento ha comportato.

Premetto che l’intento di questa nota è quello di dare un contributo costruttivo affinché sia mantenuto quanto più possibile lo spirito statutario che ha contraddistinto “La proletaria” sin dalla sua nascita.

Le eventuali osservazioni, leggibili come critiche, provengono comunque da un socio consapevole del ruolo fondamentale di un siffatto sistema cooperativo per la difesa del potere d’acquisto dei salari attraverso la distribuzione di prodotti di qualità a prezzi contenuti e per la promozione di attività di tipo solidaristico, culturale, ludico, sportivo e assistenziale.

Sottolineare questo aspetto non è superfluo visto che in passato La Proletaria prima e la Coop poi, dovettero subire forti attacchi sferrati da diversi detrattori, volti solo a contrastare e delegittimare le iniziative in favore delle classi sociali più deboli.

Nonostante i tentativi di affossamento la struttura cooperativa si è mostrata solida nel tempo e ultimamente, nel giro di pochi anni, Unicoop Tirreno è passata da un’unica tipologia di supermercato, presente in due regioni ad una presenza di tre tipologie di vendita operanti su quattro regioni: Toscana, Umbria, Lazio e Campania.

Il numero di punti vendita al 31 dicembre 2006, come da bilancio consuntivo, era di 105 di cui: 48 supermercati (apertura di Cisterna di Latina e chiusura di Roma Prenestina), 49 piccoli supermercati (nuovo negozio di Acquapendente che ha sostituito uno già esistente e Capoliveri) e 8 ipermercati (apertura di Benevento). I dipendenti al 31 dicembre 2006 erano più di 6.000, mentre i depositi a risparmio nel 2005 ammontavano a più di un miliardo e trecentocinquantamilioni di euro (1.365.000.000) e nel 2006 sono stati di circa un miliardo e quattrocentomilioni di euro (1.413.252.000).

I soci sono in continuo aumento e hanno raggiunto circa 750.000 unità nel 2006.

La complessa riorganizzazione aziendale messa in moto per raggiungere gli obiettivi succitati da un lato ha generato una forte crescita occupazionale, ha mantenuto come punti di forza il rifiuto di alimenti geneticamente modificati, il controllo di filiera per assicurare prodotti agroalimentari di qualità e ha promosso investimenti per un milione di euro a sostegno delle cooperative di produttori del Sud del Mondo.

Dall’altro lato ha optato per una crescita abnorme del canale di vendita degli Ipercoop, costantemente in perdita, perseguita drenando risorse finanziarie, provenienti dagli utili degli investimenti dei depositi a risparmio dei soci e dagli utili dei piccoli supermercati.

Dal rendiconto relativo al 2006, sottoposto all’approvazione delle assemblee dei soci nel 2007 vediamo infatti che i canali di Gestincoop (piccoli supermercati) e supermercati hanno aumentato le proprie vendite passando rispettivamente da 114.975.000 e 601.974.000 euro, nel 2005, a 123.264.000 e 617.000.000 euro nel 2006.

In particolare il canale supermercati ha aumentato le sue vendite del 2,5%. circa. Il risultato commerciale di Gestincoop è in attivo mentre quello dei supermercati ha fatto registrare un passivo di 1.877.000 euro

Il canale degli Ipercoop ha ridotto le sue vendite che nel 2005 erano di 452.369.000 euro e nel 2006 erano di 432.620.000 euro. La riduzione è stata del 4.37% e il risultato commerciale è stata una perdita di circa 11 milioni di euro.

Il dato che fa più riflettere è che a fronte di un passivo abbastanza consistente degli Ipercoop nel 2006, complessivamente, gli utili di Unicoop tirreno sono saliti a circa 10 milioni e 500 mila euro.

È facilmente desumibile dai bilanci che tale utile deriva dagli investimenti effettuati sul miliardo e mezzo di euro dei depositati sui libretti di risparmio dei soci; depositi che beneficiano, giustamente, della agevolazioni fiscali previste per le cooperative.

A questo punto sorgono spontanei alcuni quesiti.

In primo luogo perché si continua a preferire un modello di espansione di Unicoop Tirreno basato sull’apertura di nuovi ipermercati che fanno registrare cali nelle vendite e forti passivi commerciali piuttosto che promuovere l’aumento di canali di vendita più piccoli capillarmente distribuiti sul territorio e notoriamente frequentati prevalentemente da soci coop piuttosto che da clienti occasionali?

Perché si chiudono i supermercati (vedi Roma Prenestino) quando sono in passivo mentre lo stesso parametro stimola l’apertura degli ipermercati?

Essendo Unicoop pur sempre una cooperativa di consumo, che ritorno economico ne traggono i soci consumatori da tutto ciò?

Perché negli ipermercati si continuano ad assumere lavoratori a par time senza prospettiva di trasformazione a tempo pieno del loro rapporto di lavoro?

Continuerà ad essere solida nel tempo una struttura cooperativa che scommette sul buon esito degli investimenti di denaro depositato dai soci per coprire perdite cospicue nei risultati commerciali?

E in ultimo, l’abbondanza e la tipologia di merci proposte negli Ipercoop non determina forse eccessivi sprechi di generi deperibili e induzione di bisogni nel consumatore che contrastano con la filosofia originaria della “Proletaria” di difendere il potere di acquisto dei propri associati?

Io credo che ancora non siamo ad un punto di non ritorno e sono fermamente convinto che in futuro, tarando meglio le scelte organizzative e le strategie di vendita, Unicoop potrà continuare a vantare l’ottimo servizio sin qui reso ai propri soci, clienti e lavoratori.