Archivio per la categoria ‘turismo’

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Turismo in Toscana e bandiere blu

Giugno 19, 2008

“In Toscana ogni anno arrivano circa 40 milioni di turisti e il nostro miglior biglietto da visita è rappresentato dal binomio tra arte e ambiente, su cui dobbiamo insistere.
Prima di tutto godendone in maniera responsabile e ambientalmente sostenibile”.
Con queste parole l’assessore regionale all’ambiente, la Dottoressa Anna Rita Bramerini, ha premiato a Firenze gli undici comuni toscani che hanno ricevuto 4 e 5 vele blu, nella classifica stilata da Legambiente e Touring Club Italiano. Tre sono i Comuni premiati con cinque vele blu (Isola del Giglio, Capalbio e Castiglione della Pescaia) e otto quelli insigniti di quattro vele: Marina di Grosseto, Orbetello, Castagneto Carducci, Portoferraio, Follonica, Isola di Capraia, Marciana, Bibbona.

Da quest’anno la Guida Blu segnala anche le spiagge più belle, talvolta raggiungibili dopo faticosi trekking o seguendo itinerari nascosti: Galenzana, Enfola, Cala e Ripa Barata, le Tombe le Rosselle, Ogliera, della Rivercina e dei Mangani, Frugoso o Capo Castello, Topinetti, Terranera, Nisporto, Sansone e Margidore rendono l’Isola d’Elba la meta turistica toscana con il maggior numero di spiagge segnalate (12 su un totale di 29).
Visitabili anche sul seguente portale isola d’elba spiagge.
Oltre a quelle elbane, ecco l’elenco delle altre spiagge toscane di particolare pregio: Cala Caldana, Cala degli alberi e l’Arenella all’Isola del Giglio, le spiagge del Chiarone a Capalbio (Gr), dell’Innamorata a Capoliveri (Li), della Feniglia all’Argentario, delle Rocchette e di Punta Ala a Castiglione della Pescaia (Gr), quelle del parco naturale della Maremma (Gr), di Cala violina a Castiglione della Pescaia (Gr), quelle del parco della sterpaia a Follonica (Gr), del Seggio a Bibbona (Li), del parco costiero di Rimigliano e della Lunga a Castagneto Carducci (Li), delle Marze (Gr), di Isola Rossa (Gr), delle Capanne a Principina a mare (Gr) e della Mortola all’isola di Capraia.

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capoliveri arcipelago toscano

Aprile 21, 2008

Giriamo questo importante comunicato della Lipu che riguarda le decisioni della Conferenza Stato-Regioni sullo status di Zps e Sic che nell’Arcipelago Toscano comprendono le ZPS/SIC di Monte Capanne Promontorio dell’Enfola (anche aree fuori Parco, Comuni di Marciana, Marciana Marina, Campo nell’Elba, e Portoferraio), la Zps Elba Orientale (tutta l’area parco dei Comuni di Capoliveri, Porto Azzurro, Rio nell’Elba e Rio Marina e una parte di quella di Portoferraio) e praticamente tutte le altre isole esclusi i centri urbani.
Ora sarà ancora più difficile parlare di riduzione dell’Area del Parco dove c’è una Zps o un Sic.

COMUNICATO STAMPA LIPU
BIODIVERSITA’, LIPU: I SITI DELLA RETE NATURA 2000 DEFINITIVAMENTE TRA LE AREE PROTETTE ITALIANE.
“Dalla Conferenza Stato-Regioni un sistema di protezione al tempo stesso efficace e sostenibile”.
Ora è tutto pronto per i provvedimenti regionali di tutela dei siti

“E’ un atto di grande valore, che chiude un percorso decennale e sancisce finalmente l’importanza e la dignità delle oltre tremila aree naturali italiane di rilievo comunitario”. Così la LIPU-BirdLife Italia commenta il provvedimento assunto oggi dalla Conferenza Stato-Regioni con cui si delibera la definitiva appartenenza di SIC e ZPS al novero delle aree protette italiane e se ne specifica il regime di protezione.
La decisione della Conferenza – sottolinea la LIPU – integra la Delibera del Comitato Aree protette del 1996 e ha una valenza doppia: da un lato conferma l’afferenza dei siti di Rete Natura 2000 alla legge 394 sulle aree protette, e dall’altro individua un sistema specifico e adeguato di regole per la gestione e la tutela dei siti, rafforzando la legislazione in materia e in particolare il decreto Rete Natura 2000 del Ministero dell’Ambiente.
“E’ una decisione importante – afferma il Presidente della LIPU-BirdLife Italia Giuliano Tallone – che rappresenta la fine di un’incertezza normativa che durava da troppo tempo e che ha, e avrebbe ancora, generato una lunga serie di complessi contenziosi giuridici. Oggi possiamo finalmente disporre di un sistema di misure di conservazione che è efficace per la conservazione della biodiversità e sostenibile per le attività umane, nello spirito di Rete Natura 2000″.
“Stiamo forse avviandoci alla soluzione di un problema annoso – aggiunge Claudio Celada, Direttore Area Conservazione Natura LIPU – quale quello della incompiutezza della Rete Natura 2000 nel nostro Paese, i cui gravi effetti sono stati il degrado dei siti, i danni alle specie e le varie procedure di infrazione aperte dall’Europa contro l’Italia. Con il decreto del Ministero dell’Ambiente e la delibera di oggi ci sono tutte le condizioni perché le Regioni emanino i rispettivi provvedimenti regionali, che peraltro andrebbero a sostituire le ben più rigide misure di salvaguardia altrimenti sussistenti, e così si chiuda un percorso che finalmente può trasformarsi da vizioso in virtuoso
L’augurio – conclude la LIPU – è che la svolta messa in atto dal Ministero dell’Ambiente e da tutti gi attori che hanno lavorato, in questi ultimi mesi, al tema della conservazione della biodiversità, sia confermata e rilanciata dal prossimo Governo, considerati i fondamentali obiettivi, nazionali ed internazionali, che in campo di tutela della natura l’Italia deve concretamente e rapidamente raggiungere.
appartamenti capoliveri

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Capoliveri si presenta con le sue miniere alla borsa del turis di milano

Marzo 4, 2008

capoliveri

Milano, presentata alla Borse del Turismo la Toscana Underground
I grandi tesori sotterranei della nostra regione al servizio del turismo: dalle grotte alle miniere, dalle necropoli agli acquedotti

La Toscana è ricca di territori sotterranei di grande interesse e fascino: 1.500 grotte, oltre 270 chilometri di gallerie naturali, un gran numero di miniere e di ricchezze nascoste nel sottosuolo. Una realtà non visibile alla luce del sole, ma non per questo meno ricca di tesori naturali ed archeologici da scoprire. Per sostenere questa particolare tipologia turistica la Regione Toscana ha varato il progetto “Toscana underground” che raccoglie azioni ed interventi per consentire la messa in rete, la valorizzazione e la promozione di tutte le grotte, le miniere e gli ambienti sotterranei a valenza turistica. Ad oggi sono 24 i siti che hanno aderito al progetto al quale sono oggi dedicati una pagina web ( www.toscanaunderground.it ), una guida con tutte le informazioni necessarie e un pieghevole con gli itinerari suggeriti.

La Guida Protagonisti della guida “Toscana Underground” sono paesaggi segreti suddivisi in quattro macro-categorie:

· Grotte di interesse naturalistico, preistorico e antroterapico

· Miniere, archeologia mineraria e industriale

· Necropoli e civiltà del tufo

· Bottini e acquedotti e cunicoli sotterranei

La guida di “Toscana Underground” raccoglie solo le realtà sotterranee già in messe in sicurezza e aperte al pubblico. Ma molte altre sono in fase di recupero e saranno presto accessibili ai turisti. Molti segreti sono ancora da scoprire: ogni anno in Toscana vengono scoperte nuove grotte, alcune anche di notevoli dimensioni. Le cavità sotterranee censite sono passate da 837 nel 1989 a 1597 nel 2003.

Principali grotte di interesse naturalistico, preistorico e antroterapico

· Antro del Corchia: il complesso del Monte Corchia, nel Parco regionale delle Alpi Apuane, costituisce il sistema carsico più esteso d’Italia: oltre 60km di gallerie, con dislivelli di 1200 metri.

· Grotta del Vento: questa grotta si trova nella provincia di Lucca, in una delle zone più selvagge del Parco regionale delle Alpi Apuane. Il suo nome è dovuto alle forti correnti d’aria che la percorrono, provocate dalla differenza tra la temperatura esterna e quella interna, che è costante (+10,7° C).

· Grotta Giusti: è la terza grotta più grande d’Europa e le sue caverne costituiscono un vero e proprio bagno turco naturale.

· Parco culturale delle Grotte di Equi: grotte di interesse naturalistico e preistorico.

Miniere, archeologia mineraria e industriale

· Museo delle miniere di Montecatini Val di Cecina: l’area mineraria del territorio della Val di Cecina ha una lunga tradizione industriale. Le miniere – rimaste in attività fino al 1907 – furono sfruttate dagli etruschi, dai Medici, dal Granducato di Toscana e raggiunsero il loro massimo sviluppo nel 1888 con la costruzione della Società Montecatini (poi diventata Montedison), che prese il nome dal paese.

· Parco Archeominerario di San Silvestro: tra la rigogliosa vegetazione del Parco di San Silvestro si incrociano numerosi sentieri che collegano testimonianze archeominerarie di epoca etrusca, medievale e contemporanea.

· Parco Minerario dell’Isola d’Elba: sono molte le proposte del Parco. Itinerari, a piedi o in mountain bike, nella silenziosa Valle dei Mulini; un percorso nella galleria sotterranea del Ginevro a Capoliveri, scavata nella roccia viva e dunque priva delle armature in legno; escursioni nelle cave a cielo aperto di Rio Marina e Rio Albano, ecc.

Necropoli e civiltà del tufo

· Parco Archeologico “Città del Tufo”: ovunque a Sovana, scavate nelle pendici tufacee che circondano il paese, fanno capolino le tombe etrusche, molte raggiungibili percorrendo le misteriose “vie cave” o “tagliate”: profondi e stretti corridoi dalle dimensioni ciclopiche, forse opere di drenaggio o forse percorsi sacri per riti religiosi.

· Parco Archeologico di Baratti e Populonia: camminando lungo la spiaggia del Golfo di Baratti gli occhi corrono verso la collina che, dal verde della macchia mediterranea, lascia affiorare i resti di Populonia. Il Parco è un vero e proprio museo all’aperto della cività etrusca.

Bottini e acquedotti e cunicoli sotterranei

· “Bottini” di Siena: è difficile, passeggiando per le vie medievali di Siena, immaginare che nel sottosuolo corre un labirinto lungo oltre 25 chilometri, in grado di rifornire d’acqua le fonti e i pozzi sparsi per la città. Questa rete di acquedotti – scavato principalmente tra il XII e il XV secolo – ha il nome di “Bottini”, da buctinus, termine usato per la prima volta nel 1226 per indicare la particolare volta “a botte” di queste gallerie.

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l turismo e la sostenibilità: dalle Seychelles all’Arcipelago toscano

Febbraio 9, 2008

l turismo e la sostenibilità: dalle Seychelles all’Arcipelago toscano

LIVORNO. Oggi il Sole 24 Ore, riprendendo dati della World Tourism Organization dell’Onu, dell’Unep e di altre agenzie internazionali, riecheggia i temi della sostenibilità e dell’impatto del turismo nei luoghi di vacanza, con l’esempio particolare nelle isole Seychelles, e sulle ricadute su ambiente e reale qualità della vita degli abitanti. Un tema che greenreport ha affrontato più volte e che torna anche nelle polemiche odierne scatenate dall’intervento sul nostro giornale di Mario Tozzi che mette in dubbio il concetto stesso di sviluppo sostenibile. Una riflessione “alta” che, come quasi sempre accade, è stata declinata localmente, soprattutto nell’Arcipelago toscano, dove Tozzi presiede il parco nazionale, in un ritorno all’indietro, verso le candele, il tram a cavalli e l’autarchia.

E’ strano che la difesa delle due parole “sviluppo sostenibile” venga magari dagli stessi ambienti politici che si oppongono alla tamvia a Firenze o all’Area marina protetta all’Elba e al Giglio o a regole di gestione sostenibile a Giannutri, o agli impianti di compostaggio in Campania. Lo stesso quotidiano confindustriale spiega che senza limiti, globali e locali, il turismo finisce per soffocare se stesso sviluppandosi così tanto da rendere l’esotico usuale, la bellezza merce di poco conto, le risorse ambientali preda per il cemento e il global warming.

Eppure gli stessi che si scandalizzano perché Tozzi considera superato il binomio sviluppo e sostenibilità, i nuovi esegeti dello “sviluppo sostenibile” non ne vogliono sentir parlare di cose come la Convenzione di Barcellona, le direttive europee, le richieste di Onu, Iucn che chiedono di fare quello che è indispensabile per dare una base a quel tipo di sviluppo: i parchi a terra e le are marine protette, la riduzione di un uso consumistico della natura e delle sue risorse non rinnovabili.
Perché lo “sviluppo sostenibile” non vuol dire che si può continuare a sviluppare in eterno, vuol dire che lo sviluppo (anche e soprattutto quello turistico basato sui beni ambientali e paesaggistici) deve tener conto della disponibilità e finitezza di cose come la biodiversità, l’acqua, i suolo, il mare e le coste e su un bene “immateriale” ma essenziale: il paesaggio e il concetto di bellezza del paesaggio che gli esseri umani si aspettano di trovare in luogo turistico non ridotto a villaggio turistico artificiale.

Lo “sviluppo sostenibile” è cosa diversa dalla crescita continua “ma più attenta” che credono molti. Senza scomodare “i limiti dello sviluppo “ del Club di Roma del lontano 1972, basterebbe leggere la definizione data, nel 1987, dello sviluppo sostenibile dalla sua “inventrice”, Gro Harem Burtland, la presidente norvegese della World Commision on. Environment and Development dell’Onu: «Uno sviluppo che risponde alle esigenze del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie».

Una visione forse un po’ troppo antropocentrica (ma 20 anni fa il cambiamento climatico e la sensazione di fine imminente delle risorse energetiche fossili erano ancora da venire) che successivamente Herman Daly ha rivisto con il concetto di equilibrio sostenibile: «Un miglioramento della qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi di supporto, dai quali essa dipende». Ma c’è anche un’altra definizione di sviluppo sostenibile che si attaglia meglio all’economia turistica: «Lo sviluppo che offre servizi ambientali, sociali ed economici di base a tutti i membri di una comunità, senza minacciare l’operabilità dei sistemi naturale, edificato e sociale da cui dipende la fornitura di tali servizi».

Ma mentre la World Tourism Organization, presieduta dall’italiano Francesco Frangialli, indice per il 27 settembre una giornata mondiale del turismo che avrà per tema “Turismo, rispondere alla sfida del cambiamento climatico”, noi guardiamo preoccupati dal Sole 24 Ore alle fosche previsioni per le Seychelles, ma non ci accorgiamo che le nostre isole minori hanno tassi di produzione di rifiuti eccezionali (una tonnellata e mezzo procapite annua a Capoliveri, 1,2 al Giglio, sopra una tonnellata in diversi comuni elbani), che fanno impallidire il record toscano raddoppiandolo, e percentuali di raccolta differenziata napoletane (tra il 4 e il 13%, con 3 comuni su 10 intorno al 20%). Non ci accorgiamo che proprio le isole minori italiane sono i posti dove si consuma più acqua potabile ed energia, “materie prime” quasi sempre importate e che spesso i comuni a vocazione turistica (soprattutto le isole minori) si distinguono per un bassissimo tasso di innovazione tecnologica collegata all’ambiente. Se l’impronta ecologica di un Italiano sul pianeta è di oltre due volte le risorse di cui dispone, probabilmente nei luoghi dove si fa turismo questa impronta, questo tasso di utilizzo delle risorse naturali (locali ed importate), raggiunge i tassi australiani e canadesi (4 volte) o quelli Usa (5 volte).

Infatti, quando si ragiona di sviluppo sostenibile, non si tiene conto che si parla comunque della necessità di cambiare l’attuale sviluppo insostenibile, perché tutti i dati ci dicono che stiamo usando le risorse in 1,2 pianeti terra e che avremo bisogno di due pianeti entro il 2050. E non è che da questa sfida, come ci ricorda la Wto, qualcuno può sentirsi escluso. Lo sviluppo sostenibile riguarda soprattutto i Paesi che si stanno sviluppando, per chi, come noi ha già superato la soglia della sostenibilità, occorre mutare la natura dello sviluppo, puntare sulla qualità e non sulla quantità, sulla qualità della vita che non vuol dire rinunciare, ma usare meglio e più equamente le risorse, non dissiparle e salvaguardarle perché siano il fondamento del futuro (proprio come diceva la Burtland). Magari iniziando dai rifiuti, dall’acqua, dalla difesa dell’ambiente e del mare, dal rispetto per leggi, direttive, accordi internazionali, limiti ed obblighi, senza i quali parlare di “sostenibilità” è semplicemente una presa in giro.